Museo dell’Opera del Duomo

CENNI STORICI

Alle origini del Museo dell’Opera del Duomo, inaugurato nel 1986 nell’antico Seminario Vescovile, stava un progetto museografico iniziato diversi anni prima, inteso a rendere visibile e comprensibile lo sviluppo dell’arte pisana e in particolare della scultura medievale, nata nel secolare cantiere della Piazza. Le più prestigiose tra le sculture smontate dai monumenti durante i restauri cui furono sottoposti nel tempo – e in particolare durante quelli radicali dell’Ottocento – erano infatti confluite in raccolte cittadine e depositi dell’Opera della Primaziale Pisana.

La scultura

Il museo propone una lettura del complesso monumentale attraverso una visione ravvicinata delle sculture sottratte alla piazza durante i tanti restauri.
Le tre anime della prima arte pisana – islamica, bizantina e classica dialogano tra loro nelle sale del museo che raccolgono tarsie, bassorilievi e capitelli provenienti dalla facciata della Cattedrale, assieme a quanto resta dell’originario arredo del presbiterio e alle spoglie arabe – un capitello marmoreo e un Grifo bronzeo – un tempo orgogliosamente esibiti sulla sommità dell’edificio. Il chiostro e la sala angolare, questa tuttora decorata con i suoi primitivi affreschi, accolgono le sculture con cui Nicola e Giovanni Pisano avevano coronato il Battistero, seguite dai gruppi scultorei, ancora di mano di Giovanni, che impreziosivano le lunette dei portali di Cattedrale e Battistero. La scultura monumentale da interno è rappresentata per il primo Trecento dagli imponenti resti del sepolcro innalzato al centro dell’abside per l’Imperatore Arrigo VII, opera di Tino di Camaino, cui si deve anche la singolare ancona in marmo dipinto dell’altare di San Ranieri, unica testimonianza rimasta di questa tipologia. Dalla zona presbiteriale della Cattedrale provengono anche i sepolcri vescovili scolpiti da Nino Pisano, l’ultimo dei grandi scultori pisani, e da Andrea Guardi, l’allievo di Donatello più attivo in città.

Gli arredi

Ampio spazio è riservato all’esposizione del fastoso arredo liturgico medioevale: le suppellettili da usare nei riti sacri, i paramenti da indossare, le cassette e i vasi per le reliquie erano composti dai materiali più preziosi, come oro, argento, cristallo, pietre dure, gemme e perle, cui si aggiungono le pergamene ricche di miniature. Con un itinerario attraverso le liturgie si passa dai reliquiari in avorio e smalto alla piccola Madonna eburnea e al Crocifisso ligneo di Giovanni Pisano, agli exultet – rotoli in pergamena che il celebrante faceva scorrere dal pulpito – al servito seicentesco del famoso orafo parigino Pierre Ballin, ai severi reliquari delle botteghe medicee, per finire con il calice di forme neo-gotiche donato nel 1839 da Luigi Filippo re di Francia. Dei fastosi tessuti medievali citati dalle fonti rimangono invece soltanto un piviale e un paliotto a ricamo del Trecento, mentre sono ben rappresentati i paramenti di epoca successiva alla Riforma.

Quanto si salvò dal devastante incendio che nel 1595 colpì la Cattedrale fu in parte riutilizzato, pur all’interno di un diverso disegno complessivo e in parte accantonato nonostante fosse di eccelsa qualità, come le tarsie delle Virtù su cartoni di Botticelli, quelle del lombardo Cristoforo da Lendinara e le sofisticate prospettive del pisano Guido da Serravallino, oggi tutte esposte nelle sale del museo.

Temporaneamente chiuso per ristrutturazione