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Orazio Riminaldi, particolare della Assunzione della Vergine

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Orazio Riminaldi, particolare del dipinto murale della cupola dopo il restauro

Un anno dopo l’incendio divampato nel 1595, che devastò la Cattedrale di Pisa e i suoi sontuosi arredi, monsignor Totti inviava all’Opera del Duomo di Pisa una lettera di presentazione del pittore Michelangelo Cinganelli “per dare una vista per la pittura della cupola et per le altre occorrenze”.

I Quattro Evangelisti, posti nei pennacchi furono dipinti da Cinganelli tra il 1596 e il 1597, nel 1598 le facciate del coro con le Storie della Vergine e l’arco trionfale con l’Annunciazione. La decorazione della cupola fu affidata a Orazio Riminaldi.

All’inizio del 1800 le autorità della Primaziale affidarono il restauro dei dipinti al pittore Giovanni Gagliardi di Firenze. Successivamente bisognerà arrivare agli anni 1954 – 58 per un nuovo restauro, diretto da Piero Sampaolesi e affidato a Leone Lorenzetti.

A circa sessanta anni di distanza e in occasione del Giubileo della Cattedrale, la Deputazione dell’Opera della Primaziale Pisana ha deciso di rimettere mano alle pitture murali e intervenire su un’estensione di circa 1260 mq di superficie pittorica: dipinti a olio su muro, affreschi su intonaco e soffitto ligneo intagliato, dipinto e dorato, affidati alle mani esperte di tre ditte di restauro, su progetto dell’Ufficio Tecnico dell’Opera e sotto la supervisione della Soprintendenza e della Direzione Lavori, composta dagli esperti Gianluigi Colalucci, Carlo Giantomassi e Donatella Zari.

Per gestire il cantiere è stata messa in opera un’impalcatura di servizio totalmente sospesa: la struttura parte da una quota di circa 14 m di altezza, coincide con il livello di calpestio dei matronei e con gli spazi ad essi adiacenti, che funzionano come una sorta di “campo base” per la squadra dei restauratori. Un ufficio ‘sospeso’, dotato di computer collegati ad internet e di software per gestire rilievi grafici, documentazione fotografica e le altre attività di cantiere.

Prima fase dell’intervento la realizzazione di un rilievo metrico e fotografico di tutte le superfici pittoriche, per documentarne lo stato di conservazione: scatti fotografici, tecniche fotogrammetriche e laser scanner i mezzi impiegati per restituire i manufatti anche in 3D e disporre di una base su cui registrare i danni, le alterazioni e tutto ciò che è apparso rilevante per una conoscenza approfondita dello stato di fatto.

Le operazioni di restauro che hanno interessato i dipinti murali del presbiterio e della cupola sono state precedute dalle analisi chimiche dei leganti originali e delle preparazioni, dei pigmenti originali e delle successive ridipinture. Sezioni stratigrafiche su prelievi di piccoli campioni sono state necessarie per identificare la successione delle fasi esecutive e delle rispettive tecniche.

Cattedrale di Pisa, vista della cupola prima del restauro

Cattedrale di Pisa, vista della cupola prima del restauro

Il restauro vero e proprio si è poi articolato nelle fasi di pulitura ed eliminazione dei depositi superficiali, nelle operazioni necessarie a ristabilire la coerenza della pellicola pittorica, nella rimozione di stuccature non idonee e nel risarcimento delle lacune e delle fessure, per concludersi con un mirato e calibrato intervento di reintegrazione pittorica. Operazioni che sono giunte oggi alla fase conclusiva e che, rimossa la complessa architettura del ponteggio, restituiranno al visitatore la piena leggibilità della Cattedrale pisana.